Pensieri su due ruote e un motore

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Populismo e democrazia

Dopo le elezioni in Germania si torna a parlare di “populismo“, come se fosse qualcosa di negativo, collegandolo sempre alla destra e alla xenofobia.

Trovo questo collegamento superficiale, e sono anche della idea che in tanti non sappiano bene cosa sia il populismo.

Una spiegazione la troviamo nel dizionario Treccani dove viene descritto come “atteggiamento ideologico che, sulla base di principî e programmi genericamente ispirati al socialismo, esalta in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi.”

Cercando poi su Wikipedia si può riscontrare che anche secondo chi ha scritto la descrizione di populismo riporta “In questi ultimi anni l’uso che i politici e i mass media fanno del termine “populismo” si è significativamente diffuso e viene usato in un’accezione denigratoria… [omissis]”

I movimenti populisti propongono di rottamare il vecchio sistema di potere, eliminare le vecchie classi dirigenti poiché corrotte e incompetenti, portando il governo più vicino al popolo.  Qualcuno ha visto una descrizione di un certo movimento italiano? Posso solo dire che è stato totalmente casuale, ma la descrizione si adatta benissimo. Si tratta però solo dell’esempio più recente in Italia, dato che in passato ci sono stati altri movimenti o partiti con gli stessi obiettivi, e non è nemmeno facile definire se il populismo sia di destra o di sinistra. Di sicuro è una manifestazione di insoddisfazione della situazione di governo attuale.

Secondo Durkheim Il diffondersi del populismo è una manifestazione del fatto che la “democrazia” non fa sentire rappresentati i cittadini. Durkheim disse una volta che “…il populismo è il grido di dolore delle moderne democrazie rappresentative. Il populismo è inevitabile nei regimi politici che aderiscono formalmente ai principi democratici ma di fatto escludono il popolo dal governo.”

In altre parole, se stanno emergendo movimenti populisti, si deve cercarne la causa nei comportamenti degli attuali partiti.

Malgrado il fatto che i movimenti che stanno emergendo in questi anni in Europa oltre ad essere di destra, uniscano al populismo degli intenti xenofobi ed antieuropeisti, il populismo non ha intenti razzisti o xenofobi intrinseci. Quindi equiparare il populismo alla estrema destra e alla xenofobia, come oramai stanno facendo i media, lo trovo pretestuoso.

Anche assegnare gli intenti razzisti solo ai movimenti di destra lo trovo limitante. Avrebbe molto più senso collegarlo ai governi autoritari e dittatoriali, che siano di destra o di sinistra o di origine religiosa.

Questo non cambia il fatto che l’AfD tedesco è un partito di destra, noto per essere xenofobo e populista.
Tre cose distinte. E per il mix di queste tre caratteristiche ha avuto molto successo alle ultime elezioni.

La reazione degli altri partiti (direi soprattutto quelli italiani) è stata quella di criticare il partito, poiché populista e razzista, criticando di fatto anche chi lo ha votato.

Pare che i partiti “democratici” quando qualcuno non vota come vogliono loro, non sappiano fare altro che insultare chi è stato votato e, di fatto, anche chi lo ha votato.

Direi che continuano a perdere l’occasione di capire la situazione in cui ci si trova e ignorano il messaggio che viene dato dagli elettori. Più che un messaggio, è un urlo di sofferenza.

E’ come se la democrazia possa avere senso solo se si vota come piace loro. Ma se proprio grazie alla democrazia e alla libertà di voto, qualcuno mostra di non essere d’accordo con chi ha in quel momento il potere, allora sta sbagliando.

Mai una volta, una sola volta, che si chiedano “Ma come mai questi partiti xenofobi e populisti stanno riscuotendo tanto successo? Non è che stiamo facendo noi qualcosa che non piace al popolo che dovremmo rappresentare?”

Ma si tratta di autocritica, cosa in cui non brilla nessuno dei cosiddetti “partiti democratici”.
Oramai erano abituati al fatto che chi li criticava al massimo non andava a votare, ora sono spiazzati dal fatto che qualcuno possa non votarli preferendo altri partiti. Però non sanno fare altro che criticare e condannare gli altri.

Ma guardarsi allo specchio, mai.

Invece di criticare la (preoccupante) deriva xenofoba che sta mostrandosi in ogni situazione in cui ci sono elezioni, forse sarebbe il caso di chiedersi il motivo per cui tanti cittadini (usando il loro democratico diritto di voto) stanno esprimento il loro dissenso alla situazione attuale. Situazione dove (tra tante cose) la fallimentare gestione della emergenza migrazione sta portando malessere nella popolazione, creando derive xenofobe.

Se proprio si vuole contrastare la poco piacevole situazione che si sta creando, i partiti “democratici” devono cominciare a rendersi conto che si tratta di una “reazione” alle loro “azioni”. Se vogliono che la “reazione” si arresti, devono cambiare le “azioni” che l’hanno creata.

Oppure possono continuare a criticare gli elettori, senza provare ad ascoltarli, ma poi non piangano se ne verranno travolti.

E si rendano conto che saranno loro i principali responsabili delle conseguenze.

Sostanza od apparenza

Quando si valuta un prodotto o un servizio, che può essere fatto in vista di un acquisto o anche per una valutazione fine a se stessa, di solito la prima cosa che si considerazione è il rapporto qualità/prezzo.  A questa valutazione se ne può aggiungere una seconda, quella sul rapporto aspettative/prestazioni reali. Se con la prima si valuta il prodotto (o servizio) la seconda può dare una valutazione sul fornitore.

Per ogni prodotto ci sono specifiche aspettative, date dalla pubblicità, dalle comunicazioni istituzionali del fornitre, dalle informazioni commerciali che oggi si trovano a profusione su Internet, che sono poi raffrontate con i risultati delle prove o con i commenti di chi ha già usato quel prodotto.

Ci possono poi essere altri eventi che possono dare una indicazione sulla qualità del prodotto e del fornitore, e ho la sensazione che ultimamente si sta diventando sempre meno esigenti, trovando “normali” situazioni che personalmente tanto normali non trovo.

Un esempio è dato dallo smartphone P10 della Huawei.

Il P10 è il prodotto di punta della Huawei, con elevate prestazioni. Dopo qualche settimana dalla commercializzazione si sono cominciate ad avere informazioni sul fatto che le prestazioni non erano sempre uguali: alcuni pezzi avevano prestazioni sensibilmente inferiori ad altri.

Si comincia ad ipotizzare che siano state utilizzate delle memorie di tipo (e prestazioni) differenti, e successivamente confermata dal produttore (che inizialmente aveva negato).

Pare che per dei problemi di produzione dei chip di memoria, siano state usati almeno due diversi tipi di memorie, con prestazioni che sono molto diverse tra loro: rapporto di 1 a 3 per quanto riguarda la velocità. Ovviamente chi ha acquistato uno di questi telefoni non è stato molto contento, ed è stato richiesto come potere identificare i telefoni prodotti con le memorie più lente.

Una azienda moderna della dimensione di Huawei dovrebbe produrre seguendo un processo di controllo della qualità (tipo ISO9000), con procedure che prevedono il controllo che le forniture siano conformi alle richieste, e la tracciatura di ogni componente usato per la produzione di un prodotto, per sapere con cosa è assemblato ogni prodotto. E’ indispensabile per gestire gli eventuali richiami per la sicurezza.

Malgrado questo, la risposta del produttore è stata che non era possibile identificare su quali telefoni fossero finite le memorie più lente.
Una risposta che non ha avuto l’attenzione che meritava, dato che voleva dire che o non hanno controlli della qualità oppure stanno prendendeo in giro i loro clienti.

Due validi motivi che, per quanto mi riguarda, non mi faranno MAI acquistare in futuro uno smartphone Huawei, ma non ho trovato analoghe considerazioni tra le critiche fatte alla situazione.

Ma se la Huawei è una azienda nata con prodotti economici, mentre la Apple si pone in un contesto totalmente diverso.

Qualche giorno fa c’è stata la presentazione del nuovo iPhone X, con una innovativa tecnologia di riconoscimento facciale… che durante la dimostrazione non ha funzionato. Questa situazione è diversa dalla precedente. Qui si tratta di fare un confronto tra le affermazioni di superiorità dei propri prodotti fatta dal produttore, con il pessimo risultato ottenuto durante la dimostrazione.

Più è alto il livello a cui ci si pone, minori sono le concessioni che si possono dare agli sbagli.

Non conta che sia il prodotto che non funziona o la dimostrazione gestita male: da chi vende un prodotto a prezzi elevatissimi (malgrado sia prodotto in fabbriche dove gli operai sono pagati con un pugno di riso) non c’è spazio per fare errori. Dice di essere perfetto, allora deve esserlo. Se non lo sei, la figura è pessima, ma in tanti sono stati pronti a giustificare e scusare questo “epic fail”.

In questi giorni Ryan Air sta cancellando una notevole serie di voli, lasciando a terra molti passeggeri. La motivazione è a dire poco discutibile: i piloti avevano delle ferie in arretrato da smaltire. Poi hanno corretto la notizia aggiungendo che ci sono molti piloti che si stanno licenziando per cambiare compagnia.

Come si fa a gestire una compagnia aerea senza considerare la disponibilità del personale necessaria ad erogare il servizio? Per di più con voli che sono stati prenotati anche con settimane di anticipo. Assurda anche la proposta di rimborsare i biglietti, dato che se si acquista un biglietto aereo è perché si deve essere in un certo luogo per una certa data. Non è con il rimborso che si risolve il problema. Direi che i pinguini di Madagascar sarebbero stati in grado di fare una gestione migliore.

Anche qui non ho sentito le reazioni che ci dovrebbero essere in casi come questo. La motivazione di Ryan Air è palesemente una scusa, e resta la sensazione che stiano prendendo in giro i loro clienti, come nei casi precedenti

Quello che non riesco a capire sono le reazioni della clientela, e soprattutto della “clientela potenziale”. Aziende che vendono prodotti o servizi con promesse che non vengono mantenute, ma malgrado questo le reazioni sono, a dir poco, moderate. Soprattutto se si tratta di clienti non direttamente coinvolti, come per dire “fino a che non mi tocca, che problemi ci sono?”

Per contro trovo esagerate le reazioni che vedo quando Whatsapp oppure Facebook hanno dei problemi e non funzionano correttamente per qualche ora. In questi casi sembra che sia stato tolto qualcosa di vitale, è facile leggere che vengono definite “situazioni inaccettabili”.

Differenze che trovo davvero strane: si hanno reazione molto più accese per un problema su un servizio che non si paga rispetto ad un problema su prodotto o un servizio che si paga.

Ulteriore dimostrazione che viene data sempre più attenzione alla qualità della apparenza che non alla qualità della sostanza.

Sarà anche il risultato della evoluzione dei tempi, ma a me non piace per niente.

Tutto sempre troppo di fretta

Sono convinto che uno dei principali problemi odierni sia la fretta.

Si pretende che tutto sia breve, sia veloce. Si ha un esempio dal successo che hanno social come Instagram, basato sulle immagini. Si guarda una foto, se va bene ci sono due righe di testo, e poi si passa oltre. Senza doverci dedicare tempo.

Anche Facebook è simile. I post dove c’è solo testo scritto, spesso hanno meno attenzione di quelli dove c’è anche una foto. Se poi il testo è di oltre una decina di righe, saranno in pochi a cliccare su “…Altro…” per leggere il testo che manca.

Non parliamo di Twitter, tanto caro ai politici. Messaggi di 150 caratteri, come se fossero epitaffi. Il fatto che venga usato così frequentemente da alcuni personaggi politici dovrebbe fare riflettere sul fatto che forse lo usano perché non riuscirebbero a formulare pensieri più lunghi.

Resta il fatto che c’è la richiesta di avere cose da leggere in fretta. Se uno scrive più di quello che ci si aspetta, allora diventa prolisso.

Ma a nessuno viene in mente che certi argomenti non possono essere trattati correttamente in poche righe?

Nessuno considera che la fretta è una forma di superficialità?

Se dovessimo trattare ogni argomento in poche righe, alla fine si parla di tante cose diverse, ma per non dire nulla di interessante. Si avrebbe la quantità, ma non la qualità. Al massimo qualche affermazione lapidaria, ma senza alcun modo di argomentarla. Tanto chi leggerebbe le argomentazioni?

Volere sintetizzare tutto in poche righe si finisce con l’essere approssimativi, è un modo di fare disinformazione. Pretendere la sintesi è una forma di arroganza, che dimostra solo che non si ha interesse in quello che viene detto. “Spiegamelo in dieci parole, altrimenti non ho tempo”.

Questo modo di fare va bene giusto per parlare del risultato della ultima partita, o di quanto era corto il vestito della presentatrice di una certa trasmissione. Questo modo di fare va bene per parlare del nulla.

Ed è un modo di fare che non mi piace.

Quindi è molto probabile che i prossimi post, saranno decisamente più lunghi, anche perché se dovessi parlare del nulla, farei prima a non dire proprio niente.

Andiamo a cominciare…

Come suggerisce WordPress, a cui mi sono affidato per creare questo blog, questo primo articolo può essere usato per dire perché si è iniziato questo blog, e cosa intendo farne.

Peccato che per dirlo, dovrei prima saperlo. Infatti non ci sono motivi particolari per avere iniziato questo blog, e non ho nemmeno obiettivi specifici.

Ho solo voluto provare a creare uno spazio dove potere dire quello che sento, quello che penso, senza coinvolgere altri per quello che potrò dire.

Tempo fa avevo un sito, chiamato “La home page del mototurista”, ma si tratta di quasi venti anni fa. Internet era arrivata da poco in Italia, e volli provare la programmazione in HTML. Poi ho aperto delle mailing list, un forum, un paio di blog… e poi è arrivato Facebook.

Facebook ha gradualmente sostituito tutti gli altri media tramite i quali si potevano esprimere le persone che avevano qualcosa da dire. Più facile da usare di altri sistemi, più facile entrare in contatto con tante persone, ma decisamente più effimero di un blog o di un forum.

Mentre quello che si pubblica su un blog è facile ritrovarlo, anche dopo tempo, quello che si scrive su Facebook scorre sulle bacheche dei nostri amici molto in fretta, e in capo a pochi giorni diventa difficile riuscire a ritrovarlo.

Facebook è una espressione dell’era attuale, improntata alla apparenza del momento, la negazione della sostanza e della coerenza. Ogni giorno compaiono notizie fasulle e bufale, post aggressivi e che danno inutile malessere.

Ultimamente ho contribuito alla realizzazione del sito di una associazione, di cui faccio parte, sia come gestione del sito che come contenuti, ma ogni cosa che scrivo su quel sito può essere interpretata come “espressione della associazione”, e se voglio scrivere liberamente quello che sento, ritengo sbagliato usare quel sito.

Per questo voglio riprovare ad usare un blog. A Facebook riconosco l’utilità di essere un sistema di diffusione molto efficace, per questo motivo gli articoli che scriverò saranno anche riportati sulla mia pagina di Facebook, almeno per il momento.

Poi vedremo come andranno le cose…